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Monte Calvario

In Capitan Pastene, where Italian, Mapuche, and Chilean cultures meet, José, the last Mapuche guardian, watches over the farm of the first settlers.

2025 | Italy, Cile | Daniele Stocchi | Documentary | In development

Piroetta, Carnada Films, Limbo Film |


A Capitan Pastene, una piccola città situata nel sud del Cile, fondata nei primi anni del '900 da emigranti italiani provenienti dall’Emilia-Romagna, il tempo sembra scorrere con un ritmo tutto suo. Qui, in un territorio lontano dalle grandi metropoli e immerso in una natura rigogliosa e talvolta ostile, tre culture diverse convivono da generazioni, intrecciando le loro storie e le loro tradizioni in un equilibrio delicato. Da un lato, vi sono i discendenti italiani, figli e nipoti di quei primi coloni che lasciarono la loro terra natale in cerca di una nuova vita, portando con sé la loro lingua, le loro abitudini e il loro spirito di comunità. Dall’altro, i cileni, che con il tempo si sono mescolati a questa realtà unica, influenzandola e lasciandosi influenzare. Infine, gli indigeni mapuche, il popolo originario di queste terre, la cui presenza risale a ben prima dell’arrivo degli europei, custodi di una cultura millenaria e di un legame profondo con la natura che li circonda.


In questo scenario di convivenza e resistenza culturale si distingue la figura di José, l’ultimo custode mapuche della fattoria rimasta a Monte Calvario, un luogo carico di memoria e significato. Monte Calvario non è un semplice appezzamento di terra, ma un simbolo di ciò che è stato e di ciò che ancora sopravvive. Qui, esattamente un secolo fa, giunsero i primi coloni italiani, affrontando un viaggio lungo e faticoso, spinti dalla speranza di costruire un futuro migliore in un paese lontano, tra foreste sconosciute e un clima imprevedibile. Il loro arrivo segnò l’inizio di una nuova fase per questa terra, un incontro non sempre pacifico con le popolazioni autoctone, un adattamento reciproco fatto di scontri, alleanze, incomprensioni e condivisioni.


José è rimasto l’ultimo a vegliare su Monte Calvario, testimone di una storia che sembra destinata a perdersi nel tempo. Conosce ogni angolo della fattoria, ogni albero e ogni pietra, e porta dentro di sé il peso di una cultura che rischia di scomparire, schiacciata dai cambiamenti economici e sociali, dalla modernizzazione e dalla progressiva perdita di memoria collettiva. Ogni giorno, con gesti tramandati da generazioni, continua a prendersi cura della terra, come facevano i suoi antenati, custodendo un sapere antico che si manifesta nei piccoli dettagli della vita quotidiana, nei rituali, nelle parole dette e non dette.

La sua presenza a Monte Calvario è il simbolo di una resistenza silenziosa, di un legame che, nonostante tutto, non si è spezzato. In un mondo che cambia rapidamente, dove le tradizioni rischiano di essere travolte dall’omologazione e dalla corsa al progresso, José rappresenta l’ultimo baluardo di un’identità che cerca di sopravvivere. Ma per quanto ancora? Quanto può resistere un custode solitario, quando tutto intorno a lui si muove in direzioni opposte?


La sua storia si intreccia inevitabilmente con quella di Capitan Pastene e delle persone che vi abitano, con le tensioni e le alleanze tra culture diverse, con il passato che si fa sentire nel presente, lasciando tracce che solo chi sa osservare riesce a cogliere. Monte Calvario non è solo un luogo fisico, ma un crocevia di destini, una memoria vivente di un tempo che sembra lontano eppure continua a pulsare, nascosto nelle radici profonde della terra e nel cuore di chi non ha ancora dimenticato.

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